Nannetti: "Il Covid non ci ha fermato"

L’impatto del Covd, i canali Horeca e Gdo, i mercati esteri, il ruolo della cooperazione. Intervista a tutto campo a Marco Nannetti presidente di Terre Cevico, gruppo cooperativo romagnolo tra i primi quindici player del vino nel nostro Paese. Anno difficile il 2020 affrontato a testa alta da Cevico. E infatti il Presidente confessa: "Se a inizio 2020 nel pieno del Covid19 mi avessero detto che avremmo chiuso con questi numeri non ci avrei creduto".

Presidente Nannetti, qual è stato l'impatto della crisi sui conti economici di Cevico da inizio 2020?
A corrente alternata, con una redistribuzione del fatturato sui diversi canali. Prendiamo l’Horeca: colpita duramente nei mesi da marzo a maggio, la ripresa da giugno ad agosto ha visto un recupero tanto da registrare una crescita sullo stesso periodo dello scorso anno. Un risultato impensabile a inizio pandemia. Sul canale “fuori casa” ha poi inciso anche la mancanza degli eventi, fermi dal mese di marzo. Il discorso cambia nella Gdo, all’inizio cresciuta in quantità e valore anche con prodotti premium con buone marginalità, passata nel corso dei mesi invece a una predominanza di vini con minore marginalità. Insomma, in generale ci siamo trovati davanti a numeri redistribuiti, in continua mutazione, con un saldo comunque positivo.

Come avete chiuso il 2020 in termini di ricavi, margini e utili rispetto al 2019?
Il bilancio di Cevico al 31 luglio 2020 ha visto un fatturato aggregato di 159 milioni di euro, una crescita del patrimonio netto a 72 milioni, una crescita dell’export a quota 52 milioni di euro (era 49,3 milioni), mentre il plusvalore riconosciuto ai soci è stato di 7,1 i milioni. Se a inizio anno nel pieno del Covid19 mi avessero detto che avremmo chiuso con questi numeri non ci avrei creduto; in condizioni normali la nostra crescita sarebbe stata a doppia cifra.

Qualche elemento sul secondo semestre 2020?
Dal 1 agosto si evidenzia un trend positivo di bilancio, ma siamo davanti a una situazione ad alta instabilità. Riguardo i numeri registriamo una crescita complessiva dei volumi del vino del +5% e un fatturato al +7%. E ancora: il prezzo medio/litro ha visto un +1,9%, così come una crescita nel numero di pezzi (unità di vendita) del +4%. Bene anche le vendite a volume all’estero con un +6%. La conferma, o meno, di questo trend è ovviamente legata all’andamento della pandemia.

Quali sono i canali (tra Gdo, Horeca, E-commerce, etc.) cresciuti maggiormente nel 2020?
Diversificazione, innovazione, flessibilità e sostenibilità: sono le quattro parole d’ordine che ci hanno consentito di affrontare questa situazione e approntare nuovi investimenti. Non è casuale che un sistema come quello cooperativo sia riuscito ad attutire i colpi di una situazione generale difficile e per certi aspetti unica nella sua drammaticità. Riguardo i vari canali la Gdo ha registrato una crescita del +6%, l’Horeca ha sofferto le continue chiusure. Discorso diverso per l’E-commerce: la pandemia ci ha dato l’impulso definitivo per avviare gli investimenti anche in questo importante segmento di mercato.

L’estero?
Nel complesso bene tanto che abbiamo registrato una crescita. La fedele fotografia del mercato estero però è quella di un “elettrocardiogramma”. La Cina dopo la chiusura di marzo, si è ripresa e oggi stiamo recuperando. Negli Usa abbiamo quasi raddoppiato il fatturato. In Brasile e Russia siamo in flessione, mentre in Giappone c’è una leggera crescita. Cresciamo bene anche in Canada e nel nord Europa.

Quali le strategie di marketing messe in campo in questo periodo?
Al centro abbiamo messo la nostra identità cooperativa, non solo luogo di business ma elemento sociale che condivide il beneficio con il territorio in cui opera. In questo contesto il vino è un elemento centrale in quanto luogo della convivialità: non una semplice bevanda ma una trasmissione di valori. In questa direzione abbiamo seguito i clienti giorno per giorno riprogettando assieme a loro alcune linee, abbiamo stretto nuove partnership sui mercati esteri e abbiamo definitivamente avviato la piattaforma per le vendite on-line.

Sono previsti investimenti?
Abbiamo messo a punto un piano di sviluppo industriale per il periodo 2020/2024 che interesserà la sede dei due principali stabilimenti di produzione, Lugo e Forlì, nel segno della sostenibilità economica e ambientale. A Lugo si parte della cantina con la realizzazione di nuovi serbatoi per una capacità di circa 70mila ettolitri con interventi anche nella logistica e nel magazzino. A Forlì invece sarà realizzato un nuovo stabilimento al fianco dell’attuale. Cevico inoltre partecipa al Contratto di Sviluppo insieme ad altre realtà cooperative in un progetto già presentato al Mise. Anche in Veneto, presso la Cantina Giacomo Montresor di Verona, sono proseguiti gli investimenti previsti sia nella cantina che nella parte logistica.

Nel mercato del vino, la pandemia ha modificato abitudini consolidate. A suo avviso, quali sono i trend futuri nel vino da tenere particolarmente d'occhio?
In questa situazione è pressoché impossibile fare previsioni anche sul breve. La pandemia però un messaggio ce lo ha dato e molto chiaro: tra il consumatore e il vino è salda una fidelizzazione basata anche sulla forza evocativa del vino rispetto agli uomini e ai territori in cui esso è prodotto. In momenti difficili come gli attuali, il vino italiano rappresenta anche una sorta di alternativa ideale alla convivialità ed ai viaggi, alle visite museali o alle passeggiate nei centri storici del belpaese. Ecco perché, più che distillazioni o stoccaggi, crediamo sia importante investire risorse sulla comunicazione del vino, in Italia e all’estero, per intercettare quei consumatori che ancora oggi ne conoscono poco sia il valore intrinseco sia quello reputazionale ed emotivo

Guardando alle stime per il vostro bilancio 2021, in estrema sintesi, prevedete un anno in perdita, in stabilità o in crescita? E in che misura percentuale?
Guardando i numeri degli ultimi 5 mesi del 2020 il trend è complessivamente positivo frutto di componenti molto diversificate. Non mi azzardo però nel fare previsioni sul 2021 in quanto la situazione è troppo variabile. Mi limito solo a dire che se il nostro settore saprà guardare avanti con ottimismo e positività potrà nuovamente assumere il ruolo di capofila dell’Italian lifestyle nel mondo.


Pubblicata nel Corriere Romagna il 10 febbraio 2020

Redazione Emiliaromagnavini
Storie di vino e di cibo che meritano di essere raccontate. Vigneron intimamente legati alla loro terra, cuochi avvezzi alla materia prima e alla tipicità, eventi che fanno grande l'Emilia Romagna. Perché bere e mangiare sono prima di tutto un atto agricolo. Tutto il resto è noia. Per scrivere alla redazione: redazione@emiliaromagnavini.it
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