Vini tappati e vini stappati

A che serve spendere un mucchio di soldi per acquistare una bottiglia se poi, quando la vai a bere dopo due o più anni di affinamento nella tua cantina, quella sa di tappo? Me ne stavo, seduto come il piccione su un ramo che riflette sul significato dell’esistenza, come da film omonimo e, come il regista, indugiavo con sguardo ebete e campo lungo sulla bottiglia “tappata”. Guardavo la bottiglia, riflettevo e tiravo moccoli come un camallo rimasto senza paga, mentre pensavo ai 95 euro spesi per il magnifico (si può solo ipotizzare che lo fosse), esemplare di un noto vino. Mentre fissavo i 95 euro trasformatisi in nuvoletta di fumo, ripensavo alle tante bottiglie non godute a causa di tappi difettosi. E non parlo solo del classico sentore di tappo “TCA”, ma di deviazioni più difficili da individuare: secchezze, trafilature, riduzioni di varia natura. Insomma, quella sensazione che si prova quando una bottiglia di un vino che conosci bene, non è proprio come dovrebbe essere e la delusione ti piomba addosso come una cartella delle tasse. Un vero incubo, credetemi.

Tuttavia, la vicenda non è del tutto priva di risvolti positivi. Insegna a scegliere con meno pregiudizi bottiglie con chiusure alternative e a guardare con fiducia i progressi della tecnica. Io, ad esempio, prediligo lo Screw cap, o Stelvin, o tappo a vite così ci capiamo meglio. I tappi a vite moderni offrono molte possibilità di chiusura; può essere totalmente ermetica ma anche consentire una traspirazione controllata fornendo una imitazione di un tappo di sughero.

Recentemente questa opportunità è stata concessa anche per la nostra Docg Albana, grazie all’insistenza di un gruppetto di vignaioli romagnoli che hanno istruito la pratica da presentare al Ministero. La sera stessa della grande “dilusione”, mi sono rifatto con un rosso chiuso a vite prodotto da Marta Valpiani e da sua figlia Elisa Mazzavillani dalle loro vigne di Castrocaro Terme, più precisamente sul Colle di Bagnolo che sovrasta l’abitato di Castrocaro. In un guizzo di creatività madre e figlia hanno deciso di chiamare il vino Marta Valpiani Rosso e il bianco da uve Albana, Marta Valpiani Bianco. Ma non scoraggiatevi, la parte creativa sta nelle meravigliose etichette, e dentro le bottiglie ci trovate il risultato di una viticoltura biologica.

Il MVR 2016 è un sangiovese in purezza, dal colore rosso scarico; è un vino luminoso e scintillante, il riuscito figlio di un’annata felice e di una mano, quella di Elisa Mazzavillani, precisa e consapevole. Vino freschissimo e permeato di fragranze floreali, con un sorso teso e slanciato che si irrobustisce grazie al riaffacciarsi di tannini saporiti. Un profilo che, ci auguriamo, il tappo a vite sarà capace di conservare a lungo.

MARTA VALPIANI
CASTROCARO TERME (FC)
M.V.R. Romagna Sangiovese Superiore doc
Una decina di euro ed è vostro
http://www.vinimartavalpiani.it


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