DOC Bosco Eliceo: i vini delle sabbie.

Fra le varie zone vinicole dell’Emilia Romagna, di sicuro una delle meno note è quella della provincia ferrarese, o meglio quella che si estende a ridosso del mare, all’interno di quel Parco del Delta del Po che fa di Comacchio e delle sue valli una delle zone paesaggistiche più famose d’Italia. Sto parlando della DOC Bosco Eliceo, che comprende al suo interno diverse tipologie di vini da vitigni internazionali ed autoctoni, spesso chiamati Vini delle Sabbie, richiamando la caratteristica principale dei terreni su cui si coltivano le viti in questo territorio. I vigneti infatti sono impiantati su terreni estremamente sabbiosi, con infiltrazioni d’acqua ricca di sali, spesso salmastra, tali da rendere la viticoltura particolarmente complessa, quasi estrema.

Per contro va sottolineato come questi terreni possano rappresentare una difesa particolare contro alcuni parassiti, come quella fillossera colpevole di avere devastato praticamente l’intero patrimonio di vigneti europeo all’inizio del ’900, che qui non è mai riuscita ad insediarsi, permettendo così l’uso di viti a “piede franco” fatto oramai rarissimo in tutta Europa.

La storia di questi luoghi, di Comacchio, dell’Abbazia di Pomposa e del Bosco della Mesola, solo per citare i più noti, è molto antica e ricca di avvenimenti che risalgono al periodo bizantino, quando Comacchio e Ferrara contesero con le loro saline l’egemonia commerciale a Ravenna, per poi, in epoca medievale, contrastare non poco l’ascesa della Repubblica Veneziana, tanto da essere poi conquistate e quasi distrutte dopo un lungo periodo di conflitti.
Per non parlare poi della fama delle Valli di Comacchio stesse. Formate da acque salmastre ad alta salinità, hanno rappresentato da sempre la fonte principale di sostentamento degli abitanti della zona, garantendo importanti produzioni di sale ed una pesca sempre fiorente, tanto da far arrivare ai giorni nostri uno dei prodotti più interessanti della gastronomia locale, la famosissima Anguilla di Comacchio.

Con ogni probabilità i primi impianti di viti vennero sviluppati intorno al X secolo dai Monaci Benedettini dell’Abbazia di Mesola, mentre la leggenda narra come il vitigno più importante della zona ancora oggi, il Fortana, detto anche uva doro fosse stato importato dalla Borgogna agli inizi del ‘500 da Renata di Valois, figlia di Luigi XII e divenuta Duchessa di Ferrara sposando Ercole II dEste.

La produzione vinicola dei giorni nostri, se da un lato è molto limitata come area con poche aziende che operano in questo territorio, dall’altro garantisce un ottimo livello qualitativo dovuto sia al terreno particolare, sia alla longevità delle viti con ceppi che arrivano anche a 60 anni di età ed oltre, sia alla particolare accuratezza degli operatori di quest’area che devono obbligatoriamente puntare alla qualità viste le rese produttive particolarmente ridotte.

Come già detto, i vini compresi nella DOC Bosco Eliceo sono di diverse tipologie, ognuna delle quali può essere prodotta sia in versione ferma che frizzante.

Bosco Eliceo Fortana o Uva Doro
Di sicuro il vino più famoso di questa denominazione, prodotto con almeno l’85% di uve Fortana, possono concorre alla sua composizione anche altri vitigni a bacca rossa ammessi nelle Provincie di Ravenna e Ferrara per massimo il 15%. È generalmente piuttosto scarico di colore, con un profilo aromatico semplice ma ben definito di piccoli frutti rossi e con una gradevole florealità, non particolarmente corposo, con tannini moderati, di buona sapidità ed un vena fresca tesa, quasi acidula. Di sicuro l’abbinamento territoriale migliore è quello con l’anguilla ai ferri o in brodetto, oltre che con altri piatti a base di pesce di valle.

Bosco Eliceo Merlot
Prodotto con almeno l’85% del vitigno omonimo. Possono concorrere anche altri vitigni a bacca rossa ammessi nelle provincie di Ferrara e di Ravenna fino ad un massimo del 15%. Rosso rubino intenso con riflessi violacei, tende a perdere intensità di colore con l’invecchiamento. Lo caratterizzano profumi di frutti neri con una nota leggermente erbacea, ha una buona struttura ed è morbido all’assaggio, con tannini decisi che tendono ad integrarsi col tempo. Un vino che ben si adatta a primi piatti del territorio, ma non disdegna preparazioni più importanti come potrebbero essere piatti di selvaggina o la famosissima salama da sugo ferrarese.

Bosco Eliceo Bianco
Costituito per almeno il 70% di trebbiano romagnolo e per il restante 30% da sauvignon e malvasia di Candia, da soli o congiuntamente, può concorrere alla sua produzione un’aggiunta massima del 5% di altri vitigni a bacca bianca ammessi nelle provincie di Ferrara e Ravenna. È un vino dal colore chiaro, con profumi delicati di fiori bianchi e frutta a pasta bianca, al sorso è sempre sostenuto da una freschezza importante, che lo rende particolarmente idoneo per aperitivi, soprattutto nella sua versione frizzante, o per accompagnare antipasti e pesce fritto.

Bosco Eliceo Sauvignon
Prodotto per almeno l’85% dal vitigno che gli dà il nome, può essere utilizzato anche trebbiano romagnolo per il restante 15%. Giallo paglierino piuttosto scarico, ha profumi delicati di frutti e fiori gialli, accompagnati da note di erbe officinali. L’assaggio è caratterizzata da una buona avvolgenza, seguita da freschezza importante, quasi acidula. Ottimo accompagnamento a piatti di pesce di buona struttura, al forno o in padella.


Vitaliano Marchi
Sommelier professionista Ais, è relatore e degustatore per le guide “Emilia Romagna da bere e da mangiare” e “Vitae”. È co-autore di “Albana, una storia di Romagna”, il primo libro interamente dedicato all’esclusivo vitigno romagnolo.
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