Bianchi di Romagna Alea Iacta Est

Vitaliano Marchi e Giovanni Solaroli, in rigoroso ordine di cognome. Sommelier Ais e collaboratori di guide nazionali, sono tra i massimi conoscitori del vino “made in Romagna”. Nei giorni scorsi hanno guidato un webinar in due puntate alla presenza di una decina di giornalisti di settore da tutta Italia, insieme a una dozzina di cantine del Club dei Bianchi di Romagna.
Degustazione dei bianchi, presentazione delle cantine, confronto con la stampa stupita dall’alta qualità dell’asticella dei bianchi di casa nostra. A consuntivo dell’esperienza abbiamo chiesto a loro di fare il punto sulla Romagna bianchista. Ne è venuta fuori questa intervista doppia.

Vini Bianchi di Romagna: il nostro territorio ha le carte in regola per competere con altre zone?
Giovanni: Domanda difficile, cercherei di uscire dal tema competizione. In linea generale la Romagna e i romagnoli hanno un’autentica vocazione a inseguire le opportunità di reddito e quando hai un territorio fertile come il nostro non puoi fare a meno di assecondarlo. Noi possiamo fare buoni vini a prezzi concorrenziali, grazie alla combinazione di molti fattori: frutticoltori bravissimi e operosi, un territorio pianeggiante in linea di massima meccanizzabile, suoli generosi e fertili, un associazionismo di vecchia data e una filiera organizzata. Poi c’è la collina che lentamente si sta ripopolando di viti e di viticoltori capaci e preparati, e da lì potranno nascere vini certamente migliori. Le condizioni ci sono ma serve ancora tempo. Per sbilanciarmi direi che in Romagna oggi ci sono almeno una decina di aziende in grado di fare “grandi vini bianchi”. Tantissime invece che già fanno vini discreti che si bevono con piacere e facilità.
Vitaliano: Credo che il nostro territorio abbia tutte le carte in regola per produrre anche vini bianchi di ottima qualità. Anzi credo che già ora possiamo contare su alcuni vini di ottimo livello, le produzioni delle zone collinari negli ultimi anni hanno portato vini di assoluta eccellenza sfruttando al meglio le caratteristiche dei nostri vitigni bianchi principali: albana e trebbiano. A proposito di quest’ultimo poi, non dimenticherei la crescita anche dei prodotti ottenuti in pianura, vini semplici e popolari anche in versione frizzante che con le loro gradazioni poco impegnative e la loro piacevolezza ben si adattano all’immagine vacanziera della nostra riviera.

Rinascita dell'Albana: un fuoco di paglia o una tendenza di lungo periodo?
Vitaliano: L’Albana in questi ultimi anni ha avviato un percorso che sono sicuro proseguirà anche in futuro. Finalmente si cominciano a comprendere tutte le potenzialità di questo vitigno, in grado di fornire un’ampia gamma di stili diversi, che possono rappresentare un vero e proprio plus per i produttori. Di sicuro l’albana, in quanto vitigno strettamente autoctono, rappresenta fortemente la Romagna e potrebbe diventarne il principale testimonial vinicolo. Ad oggi numerosi vignaioli stanno incrementandone le superfici vitate e questo è indubbiamente un ottimo segnale.
Giovanni: Mi riallaccio alla tua prima domanda: l’Albana è il grande vino bianco della Romagna. Inimitabile, unico, poliedrico, multiforme e allo stesso tempo sta conquistando anche l’aggettivo “popolare” nel senso più nobile del termine. Per cui non credo che sia un fuoco di paglia, tutt’altro. Molte aziende che conosco stanno aumentando la propria superfice ad Albana, dedicando al vitigno energie e risorse, sperimentando, provando e riprovando per cui credo proprio che sia stato avviato un processo irreversibile. Alea Iacta Est! come direbbe un tale…

Trebbiano. Si è sempre detto "tanta quantità poca qualità": è ancora così?
Giovanni: Formulerei la domanda diversamente. È vero che in linea di massina il Trebbiano romagnolo si produce in quantità elevate, ma negli anni la qualità è andata via via aumentando ed anche dalle coltivazioni di pianura oggi si ricavano vini corretti. Altra considerazione va fatta per il Trebbiano di collina, il cui percorso esplorativo è appena agli inizi ma le premesse per fare molto bene ci sono tutte, a partire dal vitigno più resistente dell’albana sotto molti profili. Noi dell’Associazione Italiana Sommelier siamo stati i primi a premiare un Trebbiano romagnolo di collina con il massimo riconoscimento e siamo convinti che altri produttori seguiranno questa strada. Ad oggi ne contiamo almeno altri due che si stanno distinguendo.
Vitaliano: come detto in una risposta precedente anche il trebbiano è stato ampiamente coinvolto nella crescita del vino romagnolo. Principalmente con le produzioni di collina, dove alcune piccole aziende hanno cominciato a dedicare un’attenzione particolare a questo vitigno. I risultati li stiamo vedendo in questi ultimi anni, con alcuni prodotti che sono arrivati al vertice qualitativo delle guide specializzate ed altri molto promettenti che sono prossimi all’uscita. Allo stesso tempo, il tanto bistrattato trebbiano di pianura, nonostante le grandi quantità, sta fornendo sempre più prodotti semplici ma molto gradevoli, da bere con estrema spensieratezza.

Quale spazio per gli altri vitigni?
Vitaliano: Alcuni vitigni si stanno già mettendo in evidenza con prodotti di ottima fattura, penso al Famoso, coltivato in tutta la Regione e che nella bassa ravennate prende il nome di Rambéla, un vitigno semiaromatico che dà vita a vini anche spumantizzati profumati e gradevoli da bere e che si inserisce alla perfezione in quel filone di vini pop e spensierati citati in precedenza. Al tempo stesso abbiamo il Grechetto gentile, Rebola nel riminese, che si inserisce nella stessa categoria del famoso, puntando però su vini sapidi e fruttati perfetti, per la cucina di pesce del nostro mare. Insomma per ribadire ancora una volta il concetto, ben vengano i vini importanti e di alta qualità che possono soddisfare gli esperti e scalare le classifiche delle guide, ma non mi stancherò mai di dire che il vino deve anche rappresentare convivialità, spensieratezza, amicizia e allegria, caratteristiche ben supportate da prodotti semplici e di grande piacevolezza gustativa.
Giovanni: Oltre all’Albana e al Trebbiano ci può senz’altro essere, e in parte già c’è, spazio per altri vitigni bianchi. Pensiamo solo al Grechetto Gentile che nel riminese sotto il nome di Rebola dà vita a vini bianchi secchi e sapidissimi, molto ma molto originali ed interessanti. Anche nell’imolese, dove prende il nome di Pignoletto, si ricavano vini interessanti specie le versioni spumantizzate. Poi c’è l’uva Famoso o Rambéla, che sinora ha dimostrato soprattutto di possedere fortissime connotazioni aromatiche. Diciamo che i vini da uve Famoso ti prendono per il naso, conquistando il consumatore per i suoi intensi profumi floreali e penso che quello sia il suo spazio, vini profumati da bersi nei primissimi anni. Del vino, ovviamente!


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Perchè come diceva Baudelaire "bisogna diffidare degli astemi". Contatti: filfabbri@gmail.com
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