Staffa…dal Pds al Ds

Quando si parla di rum in Italia c’è un Pds e un Ds. Non fraintendetemi, la politica non c’entra nulla. Pds sta per “prima di Staffa”, Ds “Dopo Staffa”. Il romagnolo Davide Staffa per chi non lo sapesse è uno dei maggiori esperti mondiali in fatto di distillati. Il suo libro “Il grande libro del rum” uscito la prima edizione nel 2013 (650 pagine, 900 etichette recensite, in seconda edizione nel 2019) da tutti viene considerato la bibbia del settore. A questo ha fatto seguito "Le icone mondiali dei rum - world icon of rum", uscito l'anno scorso nella doppia versione inglese/italiano, con l’ipotesi in cantiere di una edizione anche in spagnolo.

Su suggerimento del mio mentore (Giovanni Solaroli), chiamo Staffa al telefono per una chiacchierata sul mondo da me (sinceramente) poco conosciuto del rum. Ne viene fuori questa intervista che mi ha fatto capire una cosa: Staffa più che una persona è una Treccani dei distillati.

Come è nata questa sua passione?
Dai corsi Ais, a cui ho preso parte in Romagna. Nella sommellerie ho insegnato e anche partecipato a diversi concorsi arrivando nel 2009 secondo come Miglior sommelier d’Italia. I corsi Ais sono come la scuola guida, ti insegna le basi dopodiché sei tu che devi scegliere la direzione

Lei quale prende?
B
irra e distillati, dove conseguo l’abilitazione e inizio a condurre corsi. Approfondendo l’argomento mi ero accorto che sul rum c’era un grande vuoto e così dal 2005 mi sono gettato a capofitto approfondendo l’argomento.

Il risultato?
Dopo anni di studi e ricerche mi sono trovato con 25 centimetri di materiale documentario sull’argomento. E soprattutto la consapevolezza che c’era in Italia e in Europa un solo libro sul tema, tra l’altro molto datato. E così nel 2013 è uscito il mio primo libro che in sei mesi è andato sold out, premiato in diversi concorsi internazionali, col massimo riconoscimento raggiunto a Madrid nel 2014.

Sono seguite altre edizioni?
Una seconda ancora più ampia e importante. Poi un altro libro, "Le icone mondiali dei rum - world icon of rum” in italiano e inglese; c'è il progetto di un’edizione anche in spagnolo.

Il primo rum che ha bevuto?
Da bambino dal bottiglione Tre Stelle di mia mamma, lei lo utilizzava in cucina.

Da adulto?
Negli anni ’80, mi ero avvicinato a quelli commerciali come Pampero, Havana e Bacardi. Quando ho iniziato ad approfondire l’argomento ho selezionato i veri rum e cercato quelli più particolari.

La più bella esperienza?
Sono i riconoscimenti internazionali, tanto che oggi sono uno dei tre giudici italiani nei concorsi mondiali. Mi hanno chiamato a Miami, Berlino, Roma, da poco sono stato inserito tra i 25 giudici nel panel mondiale dei rum in tutto il mondo.

La soddisfazione più grande?
Contattato da imbottigliatori italiani indipendenti, ho girato il mondo alla ricerca di barili di qualità. Non nascondo la soddisfazione quando due anni fa un rum agricolo stanato nell’isola di Madeira è stato premiato il migliore al mondo, superando marchi storici.

Com’è la cultura del rum in Italia?
Sta crescendo in maniera vertiginosa in quantità e soprattutto qualità della ricerca. Si sta affermando un consesso di appassionati che collezionano bottiglie, alcune con cifre impressionanti. Se avessi messo lì i miei soldi li avrei centuplicati, altro che in banca.

Il consiglio di un rum.
È difficile dare un consiglio, dipende da tanti fattori: la disponibilità di spesa, il gusto personale, la psicologia... Una delle prime cose che consiglio è leggere il mio primo libro giusto per farsi una cultura panoramica in materia.

Il passo successivo?
Comprare almeno tre rum: uno di matrice latina, uno francese, uno in stile britannico. In questo modo si hanno i tre macro profili del mondo.

Viviamo un momento difficile: un bicchiere di rum può aiutare?
Assolutamente sì, come anche il vino. Bere va bene per festeggiare ma anche nei momenti di depressione, l’importante è farlo consapevolmente con moderazione, cercando possibilmente prodotti di qualità.

Tra rum e vino, sceglie?
Inizio con il vino poi finisco con il rum. Faccio come un menù, parto dall’antipasto per concludere con il dolce.


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Perchè come diceva Baudelaire "bisogna diffidare degli astemi". Contatti: filfabbri@gmail.com
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