Amati, un’aula a Tebano e il ricordo di Barbara

È stata intitolata a Tebano (Faenza), nella sede di Terre Naldi, la nuova aula universitaria dedicata al professor Aureliano Amati. all’evento svoltosi alcuni giorni fa erano presenti i tre figli del professore, Barbara, Andrea e Marco, insieme a numerosi amici e docenti.

Un ritratto di Aureliano
Deceduto l’11 marzo 2017, il professor Amati ha iniziato la carriera universitaria nei primi anni Settanta all’Istituto di Industrie Agrarie dell’Università di Bologna, dove, con un nutrito gruppo di collaboratori, ha affrontato varie tematiche di ricerca nel settore del vino, contribuendo in maniera fondamentale all’innovazione della tecnica enologica italiana. Sempre negli anni Settanta ha dato impulso alla fondazione del primo Centro Sperimentale vitivinicolo (Esave) in località Tebano (Faenza), di fatto il primo centro di trasferimento tecnologico della filiera agro-alimentare, dove le ricerche vitivinicole sono state trasferite al mondo della produzione.

Negli anni successivi, dopo aver svolto la sua attività all’Università di Udine e al Politecnico di Ancona come Preside della Facoltà di Agraria, tornando a Bologna, nella sede di Cesena ha dato il via prima al Diploma universitario e poi all’attuale Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia, che ha formato e che forma tutt’ora i giovani enologi. La sua attività ha visto vari riconoscimenti, tra i quali il premio Assoenologi per la viticoltura e l’enologia nel 1977 e il Grappolo d’oro nel 1984.

Il ricordo di Barbara Amati
Aureliano è il babbo di Barbara Amati, apprezzata giornalista nel mondo wine&food, direttrice da 15 anni della rivista Food&Beverage. Le abbiamo chiesto un suo ricordo del padre.

Mi capita spesso di incontrare professionisti quarantenni e cinquantenni del mondo del vino che collegano il mio cognome a quello di mio padre. Hanno negli occhi una luce di stima, rispetto e riconoscenza per ciò che hanno imparato dai suoi insegnamenti che mi rende orgogliosa di esserne stata la figlia. La nuova aula universitaria intitolata alla sua memoria al Centro ricerca di Tebano mi sembra un bel gesto di riconoscenza per quanto mio padre ha fatto per il rinnovamento e la crescita dell’enologia in questo Paese. L’enologia italiana degli anni ’70, ’80 e ’90 deve moltissimo all’opera intensa che questo ricercatore caparbio ha dedicato alla sperimentazione e che ha impresso un profondo cambiamento alla tecnica enologica. Oggi si dà per scontato pensare al controllo termico, all’uso ragionato dei molti coadiuvanti, alla scelta delle opportune linee di vinificazione, all’impiego dell’acciaio inox, ma in quegli anni non era così. In molti casi i processi di vinificazione erano molto sommari, i vini erano spesso poco fini e non sempre stabili nel tempo. Era necessaria una visione innovativa, che doveva basarsi prima sulla ricerca di base e poi sull’applicazione a livello produttivo. Intuizione e impegno hanno portato a risultati importanti, coinvolgendo le aziende più lungimiranti che hanno reso disponibili vigneto e cantina per l’applicazione delle sperimentazioni, come la Umberto Cesari di Castel San Pietro Terme. Ma ciò che amava mio padre era il rapporto con i giovani, gli studenti, il ruolo di docente gli si addiceva, perché amava insegnare, spiegare, formare. E ha insegnato fino all’ultimo, circondandosi degli allievi che, diceva, lo mantenevano giovane. Anche con noi figli amava parlare del suo lavoro, in particolare con me che ho cominciato a scrivere di vino alla fine degli anni ’80 e seguito tanti convegni scientifici e degustazioni che mi hanno aiutato a formarmi come giornalista specializzata. Vedere il rispetto, la riconoscenza, l’ammirazione di molti produttori era per me motivo di orgoglio e quando tutt’oggi qualcuno me lo ricorda e ne parla è sempre motivo di commozione. Tra i suoi ultimi impegni, anche quello di essere Direttore editoriale di Food&Beverage, la rivista di cui sono editore e che dirigo, e della quale era molto orgoglioso, seguendola sempre con curiosità professionale, suggerimenti e spunti”.


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Perchè come diceva Baudelaire "bisogna diffidare degli astemi". Contatti: filfabbri@gmail.com
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