La famiglia Fiore lascia Castelluccio

Si chiude un pezzo di storia della Romagna. O per meglio dire, si chiude un capitolo e se ne apre un altro. La liaison che si interrompe è quella della famiglia Fiore con Castelluccio. Un legame, o per meglio dire un amore per quel terroir unico a Modigliana, durato oltre vent’anni, formalmente chiuso mercoledì 29 luglio da un atto notarile.

"Mio babbo ha 60 anni di vendemmie alle spalle – racconta Claudio FioreCi è arrivata questa occasione, abbiamo deciso di prenderla al volo. Sono da sempre un appassionato velista e per me questo è un “giro di boa”. Ecco, noi lo abbiamo fatto e adesso, insieme a mia moglie Veruska, ci dedichiamo con soddisfazione alla nostra piccola azienda sempre in Romagna (Balìa di Zola, nda). Sento un vento buono e c’è anche un progetto nuovo, a cui stiamo lavorando. Non ci fermiamo”.

La storia di Castelluccio inizia negli anni ’80, quelli del terziario avanzato, del disimpegno in politica e del consolidamento lontano dalle campagne. Vittorio Fiore va controcorrente e inizia questa avventura insieme alla famiglia Baldi nelle colline di Modigliana. Dopo un breve allontanamento all’inizio degli anni ’90, il legame ritorna nel 1999 e coinvolge anche Claudio insieme a Veruska. “La nostra è una storia familiare che interseca più regioni, dal Piemonte alla Toscana: conosciuta la Romagna, ho deciso di stabilirmi qui, perché questo è un posto unico, ci sono persone speciali”.

Oggi Castelluccio è una delle realtà premium della Romagna enologica con i suoi 12 ettari vigneto che producono Sangiovese, Sauvignon blanc e Cabernet sauvignon, e con una produzione per il 70% oltre confine (in primis Canada, Usa, Brasile, Giappone). Il mercato italiano è per lo più nella nostra regione (90%) rigorosamente canale horeca.

Un bilancio dei 20 anni? “Bellissimi, non mi viene altro da aggiungere. Abbiamo cercato di intraprendere una strada diversa e proporre un’altra Romagna enoica. Quando abbiamo iniziato questa avventura le aziende in Romagna si contavano sul palmo di una mano. Nel tempo le mani si sono moltiplicate, adesso ci sono tanti produttori con un’asticella di qualità decisamente alta. Gli ultimi anni non sono stati semplici, non solo per il mondo del vino, alle prese con diverse instabilità interazionali e gli ultimi mesi tra i più complicati della nostra storia. La Romagna ha sempre dato prova di sapersi rialzare trovando strade nuove. Anche questa volta sarà così”.

L’augurio alla nuova proprietà è quello di “proseguire il lavoro fatto fino ad ora, per il bene dell'azienda e soprattutto della Romagna del vino. Mi auguro che la ‘ricetta’ non cambi perché è la stessa da quando l'Azienda è nata con mio padre e ha senza dubbio premiato soprattutto a livello internazionale. Per me Castelluccio è stata casa, lavoro e il posto dove sono nati i miei figli”.

In dote lascia un’azienda dalla storia illustre e un’attualità tra le più considerevoli. L’ultimo riconoscimento gli è arrivato dai sommelier di Ais Romagna che hanno tributato la doppia eccellenza (voto massimo) ai loro vini nella guida “Emilia Romagna da bere e da mangiare” fresca di stampa. Sul gradino più alto ci sono finiti due Sangiovese in purezza: Ronco dei Ciliegi Forlì Igt Sangiovese 2015 (menzione Oro) e Ronco delle Ginestre Forlì Igt Sangiovese 2015.

Meglio di così non poteva lasciare…


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Perchè come diceva Baudelaire "bisogna diffidare degli astemi". Contatti: filfabbri@gmail.com
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