La Notte del Cibo di Silver

Se c’è un personaggio che rifiuta i riflettori, questo è Silver Succi. Ti chiedi come sia possibile una scelta così controcorrente in anni di cuochi mediatici a piè sospinto e di gente che fa un selfie anche quando va in bagno?

Poi, guardi il suo “curriculum”, leggi dove ha fatto esperienza in giro per l’Italia e tutto ti appare più chiaro. Ha “assorbito” come una spugna di sapere dal decano dei cuochi, Gualtiero Marchesi, e sin qui in fatto di riflettori già siamo sul fioco di luce. Poi leggi i nomi di altri due maestri, Gino Angelini e Vincenzo Cammerucci, e tutto ti appare ancora più nitido. Perché se ci sono personaggi che rifuggono le luci della ribalta sono proprio quei due. Qualcuno dirà che è anche una questione caratteriale, della persona, e un po’ di vero c’è. Se infatti ci fai due chiacchiere ti accorgi subito che le luci della ribalta non sono nel suo Dna. Condottiero della cucina con l’attico più bello di Rimini, il Quartopiano, soldato semplice quando è ora di salire sul trono.

Una riprova l’ho testata di persona nell’evento riservato a stampa e blogger un venerdì di luglio, quello della luna rossa, dell’eclissi più lunga. Già la giornata era speciale di suo.
Ancor di più nel roof garden del locale, il mare sullo sfondo, Rimini a tuoi piedi dall’alto. Il Quartopiano, per voce del manager Andrea Tani, ha presentato l’iniziativa del 4 agosto in onore di Pellegrino Artusi, la Notte bianca del cibo italiano. Si festeggia in tutto il mondo. Il Quartopiano ha deciso di fare le cose in maniera diversa, e francamente più appropriata.
Festeggiamo l’Artusi? E allora chiamiamo le fedeli custodi delle sue ricette, le Mariette di Forlimpopoli. Che si sono esibite nell’arte - perché di arte si tratta, pur se maneggiata con farina, uova e matterello – della pasta fatta in casa. Preparata al momento, subito cotta davanti agli ospiti, condita e servita. A orchestrare la serata lui, Silver, guarda le coincidenze, anche lui forlimpopolese. Non è la prima volta che le Mariette e Silver si incontravano. Lo avevano già fatto tre anni fa a Expo Milano 2015, quando insieme crearono la sfoglia ripiena più lunga del mondo (parliamo di 60 metri!). Ora la seconda puntata, ancora lungo l’asse con l’Artusi.

E non è un caso che sia così. Perché il Manuale del gastronomo di Forlimpopoli ancora oggi rappresenta un classico che Succi consulta di frequente. E tiene bene in vista tra le letture preferite. “Ancora oggi prendo spunto dal suo manuale – dice Silver – ovviamente lo adatto all’oggi. Ma attenzione, la diversificazione non deve snaturare la ricetta: un piatto deve darti il ricordo di quello che hai mangiato. Se lo cambi troppo, hai fatto tutt’altra cosa dall’idea iniziale”. Dunque, ok l’innovazione purché nel filone della tradizione. “Solo se hai solide basi dei classici puoi approcciarti alla cucina moderna. Faccio un esempio per essere più chiaro: l’arrosto. Oggi è semplice, basta metterlo in forno con la sonda, il resto viene da se. Ma così non si colgono i dettagli, come il grado di umidità, il dito per la cottura, vedere se butta il sangue. Tutto questo può essere catalogato come cucina vecchia e invece al nuovo ci arrivi solo se conosci passato e tradizione”.

Chiaro. A conferma, se ce ne fosse bisogno, che Succi è uno che rifugge stereotipi e ai riflettori preferisce i classici. Un po’ come quella luna per una sera eclissata di rosso, l’evento più eccezionale del XXI secolo. A suggerirci che dagli schemi si può anche uscire.

Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Cin cin a tutti! E a proposito, buona lettura. Contatti: filfabbri@gmail.com
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