Vitigni resistenti, si parte

Vitigni resistenti in Emilia Romagna, si parte. Quattro sono a bacca nera (Merlot Kanthus, Merlot Khorus, Cabernet Volos, Cabernet Eidos) e cinque a bacca bianca (Sauvignon Kretos, Sauvignon Rytos, Johanniter, Souvignier Gris e Solaris). Ciò che li unisce è un particolare: la resistenza agli attacchi di peronospora e oidio, nonostante una drastica riduzione dei trattamenti. Motivo per cui possono essere adottati anche dalle aziende vitivinicole della regione.

Il progetto ha preso l’avvio quattro anni fa da un vigneto “prova” messo a punto dal Centro di ricerche produzioni vegetali (Crpv) di Faenza nel Polo di Tebano. È il via di una sperimentazione che trova il sostegno di quattro importanti gruppi del vino (Riunite&Civ, Terre Cevico, Cantina Sociale di San Martino in Rio e Caviro) decisi a testare l’idoneità della coltivazione sul territorio regionale dei vitigni resistenti iscritti al Registro Nazionale delle Varietà di Vite (Merlot, Cabernet, Sauvignon, etc). La sperimentazione sul campo è positiva e così la regione Emilia Romagna ha deciso di dare il via libera alla coltivazione.

Si tratta di una grande opportunità per i viticoltori per l’abbattimento dei costi e la sostenibilità ambientale – spiega Giovanni Nigro, responsabile della filiera vitivinicola di Crpv – Questi vitigni infatti sono resistenti o tolleranti alle principali malattie fungine, nonostante la drastica riduzione dei trattamenti: qui si arriva a un massimo di 2 rispetto ai 18-20 trattamenti su quelli tradizionali. Questi vitigni, frutto del lavoro di miglioramento genetico dell’Università di Udine, che ne detiene i diritti, si sono comportati bene da un punto di vista agronomico e anche da quello enologico. Adesso sono state messe a dimora le piantine, la prima vendemmia disponibile sarà quella del 2021”.

Il vino fatto degustare, anche alla cieca, da un panel test e da consumatori è stato apprezzato tanto da faticare a riconoscere quello “resistente” da quello tradizionale. Ed è proprio su questo che pone l’accento l’assessore regionale alle politiche agricole Alessio Manni: "Dalla ricerca e dalla sperimentazione pluriennale possiamo ottenere risposte che consentono alle nostre imprese viticole di produrre vini di ottima qualità e di migliorare decisamente la sostenibilità ambientale del vigneto, stante la drastica riduzione del numero dei trattamenti annui previsti contro peronospora e oidio, nel rispetto della salute dei consumatori ma, più in generale, per tutta la nostra società. I viticoltori al contempo possono trarre beneficio dalla coltivazione di queste varietà in quanto l'innovazione varietale proposta dovrebbe comportare una riduzione dei costi di produzione annui".

Queste uve sono destinate solo a produrre vini da tavola e/o Igt (indicazione geografica), non invece i vini a denominazione di origine. Per Nigro si tratta di una delle “innovazioni più rilevanti degli ultimi venti anni in viticoltura, come fu l’acciaio in cantina”.

Il progetto però si è spinto oltre. Se il miglioramento genetico dell’Università di Udine, cui hanno partecipato Vcr, Istituto di ricerca di Friburgo e Istituto di San Michele all’Adige, ha interessato i vitigni internazionali, l’Emilia Romagna ha avviato il miglioramento genetico dei vitigni autoctoni quali Trebbiano romagnolo, Sangiovese, Albana, Grechetto gentile (Pignoletto), Lambrusco Salamino, Lambrusco Grasparossa, Lambrusco di Sorbara e Ancellotta. “Abbiamo ottenuto circa 1.700 piantine resistenti selezionate per geni e adesso parte la valutazione in campo – conclude Nigro – Abbiamo predisposto tre ettari di terreno per arrivare a selezionare quelle due-tre varietà simili ai vitigni locali. I primi risultati li avremo tra 7-8 anni. La ricerca la svolgiamo con l’Istituto di San Michele che ha cercato nel mondo specie con più geni di resistenza per poi trasferire tutto il pool su un’unica varietà”.


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Perchè come diceva Baudelaire "bisogna diffidare degli astemi". Contatti: filfabbri@gmail.com
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