Castaldi: "Il vino anima della convivialità"

Ci sono persone che possono parlare di tutto e rimanere sempre piacevoli. Dagli aspetti agronomici della viticoltura, agli aromi di un vino, alle storie e tradizioni della Romagna: l’eloquio è avvincente, l’oratoria non annoia mai. Riccardo Castaldi è uno di questi. Cresciuto nella casa “Ove morì Anita Garibaldi” a Mandriole, in provincia di Ravenna, è laureato in Scienze Agrarie e in Viticoltura ed Enologia. Lavora per Le Romagnole (Terre Cevico) dal 1997, dove riveste il ruolo di coordinatore di direzione. Grazie alla passione per la viticoltura collabora con diverse riviste tecniche del settore, in particolare L’Informatore Agrario, col quale ha pubblicato 4 libri sulla coltivazione della vite. Ha frequentato i corsi AIS e dal 2018 è membro dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino.

Come cambierà l’approccio al vino a seguito del Covid19?
Probabilmente quando l’emergenza Covid19 sarà terminata (speriamo presto) presteremo più attenzione a tutti i vini che passeranno sulle nostre tavole, anche a quelli più semplici, e soprattutto apprezzeremo maggiormente la bellezza e il valore di poterli bere in compagnia, di condividerli con gli amici. Il vino è l’anima della convivialità.

Il consiglio di due vini abbinati ad altrettanti piatti. Il primo.
Vorrei proporre e far conoscere il Vollì Brut IGT, un metodo charmat estremamente piacevole, profumato, fresco e armonico, da sposare a un risotto bianco di pesce dell’Adriatico e anche a una frittura di pesce misto, quella per intenderci che si prepara nei capanni da pesca o bilancioni (padlon in romagnolo) situati alla foce dei nostri fiumi. Si tratta di abbinamenti che mi rievocano l’estate e la voglia di mangiare all’aperto sulla costa romagnola.

Secondo vino/piatto.
Sono legato al territorio per cui proseguo con Fortana frizzante Bosco Eliceo Doc Romandiola, ovvero la cara vecchia Uva d’oro, vino delle sabbie caratterizzato da profumi gradevolmente vinosi e fruttati, che propongo in abbinamento al brodetto di pesce preparato secondo le ricette dei pescatori di Casalborsetti e Porto Corsini, oppure al brodetto di anguilla, piatto tipico di Comacchio.

Un vino che non deve mancare nella sua cantina.
Il Masselina Metodo Classico. Sono legato in modo particolare a questo vino, che mi ricorda la Tenuta Masselina, l’azienda che ho visto nascere e in cui ho operato fino al 2018. Prodotto con uva Grechetto gentile è un vino che emoziona, adatto come aperitivo, per pasteggiare e per i brindisi con gli amici.

Il consiglio di un libro?
Un libro che ho letto recentemente e che mi ha piacevolmente colpito è “Il segreto della cavallina storna”, di Maurizio Garuti. Semplice, scorrevole e coinvolgente porta luce nel cold case romagnolo per eccellenza, ovvero l’omicidio Ruggero Pascoli: raccontato attraverso gli occhi di un bambino, descrive i cambiamenti sociali del secondo dopoguerra e la scomparsa della famiglia patriarcale. Un altro letto durante la clausura Covid19 è “Il primo Dio” autobiografia del poeta maledetto Emanuel Carnevali, partito da solo alla volta degli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso, a soli 16 anni.

Un programma tv?
Non guardo molto la televisione. L’ultima serie che ho seguito seriamente credo sia stata “Happy days”, per cui preferisco deviare sul grande schermo e consigliare alcuni film che mi sono piaciuti particolarmente. Uno è “Se mi lasci ti cancello”, una bella storia d’amore con un insolito Jim Carrey impegnato in un ruolo non comico. Da Oscar. Un altro che rientra nella mia top ten è “Il sesto senso”, di M. Night Shyamalan, con Bruce Willis che, per una volta, non fa il duro. Come film italiano propongo invece “Perfetti sconosciuti”, una simpatica commedia sull’amore ai tempi del telefonino: si ride e si riflette.


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Perchè come diceva Baudelaire "bisogna diffidare degli astemi". Contatti: filfabbri@gmail.com
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