Marisa Fontana, #iorestoacasa e ti consiglio

Laureata in Scienze agrarie e Viticoltura ed Enologia all’Università di Bologna, Marisa Fontana dal 1992 si occupa di viticoltura, a cui ha aggiunto dal 2007 anche (un po’) di enologia. Nata a Bagnacavallo in via Boncellino inevitabile che la sua strada si incrociasse con quella del vino (la terra del Burson) e le tradizioni della Romagna (Passatore). Ed è proprio nella “solatia dolce paese” che lavora da oltre un trentennio, da Imola a Forlì, con la sola eccezione di una sorta di “nipote acquisito” ai piedi del Gran Sasso: qui ha dato una mano a un giovane appassionato nella piantagione del suo vigneto.

Come trascorre questi giorni di #iorestoacasa?
Vado in campagna nella Tenuta Masselina a Castel Bolognese, azienda di 22 ettari, 15 dei quali sono vitati. L’azienda agricola ha fatto una importante scommessa convertendo tutta la vigna a biologico. Lo scorso anno è arrivata la prima vendemmia, e da quanto mi dicono gli enologi le uve sono di ottima qualità. Con un pizzico di orgoglio c’è da essere soddisfatti.

Il consiglio di un vino abbinato a un piatto in questi giorni di #iorestoacasa
Rimango in “casa” e dico Chardonnay 147 Masselina abbinato ad asparagi e uova. È il primo vino etichettato in regime bio nella vendemmia 2019, ha una nota dolce con una acidità equilibrata che ben si confà alla nota erbacea degli asparagi e alle proteine nobili delle uova. In questi giorni sedentari di #iorestoacasa bisogna stare attenti a non acquisire peso e questo piatto leggero e nutriente fa al caso.

Secondo vino e piatto.
Rimango in Romagna e propongo qualcosa di più tonico legato alla tradizione: Sangiovese 138 sempre di Masselina abbinato a tagliatelle a ragù con carne mista (maiale e manzo). In questo caso parliamo di un piatto unico che unisce carboidrati e proteine animali, con almeno tre ore di cottura del sugo, e preferibilmente tagliatelle tirate col mattarello. Il vino è un Sangiovese affinato in acciaio, fresco con la giusta acidità e i giusti tannini per sgrassare la pietanza.

Il vino ai tempi del Covid-19: è cambiato l’approccio?
Sicuramente ognuno si è potuto fare una cantina domestica approfittando delle tante aziende che hanno attivato la consegna gratuita a domicilio. Il vino è un prodotto ideale per tenerci su di morale in giorni come questi nei quali non dobbiamo neanche guidare. Concordo con Riccardo Cotarella presidente di Assoenologi quando dice che bere un bicchiere di vino a pasto è buona abitudine e fa bene all’organismo.

Quale vino non deve mancare nella sua cantina.
Ne dico due. Per la Romagna, rimanendo su Tenuta Masselina, direi Sangiovese Riserva; una riserva in cantina è fondamentale averla, sempre. Fuori dai confini vini di Nebbiolo, in particolare quelli di Valtellina, per cui ho un debole.

Il consiglio di un libro?
Un volume che ho letto un paio di anni fa, uscito nel 1967 e rieditato di recente: “Il paese dall’acqua brulicante” di Arturo Malagù. È ambientato nel ferrarese e uno dei protagonisti loda i vini del Bosco Eliceo; benedice Alfonso D’Este perché aveva portato le prime viti in quella zona, e si stupiva di come da quelle povere sabbie derivasse un vino così buono, a suo dire fondamentale nel combattere la malaria. Mi è tornato curiosamente alla mente in questi giorni dopo avere letto che il ferrarese è stata una delle zone con meno casi di Covd19. Oltre a questo è un bel romanzo, da leggere anche in chiave storica e antropologica, con le Valli del Po sullo sfondo.


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Perchè come diceva Baudelaire "bisogna diffidare degli astemi". Contatti: filfabbri@gmail.com
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