Giorgio Melandri, #iorestoacasa e ti consiglio

Giorgio Melandri è un narratore del vino. Il termine sintetizza bene le tre direttrici che lo hanno accompagnato nel corso di questi anni: la lunga collaborazione con il Gambero Rosso come critico ed esperto, il lavoro come curatore di Enologica (2007-2017), l’attività di produzione dei vini Mutiliana a Modigliana. Attività diverse di una narrazione regionale unica, raccontata con strumenti di varia natura. Abita e vive a Faenza, con lui abbiamo allargato lo sguardo alla luce di quanto sta avvenendo nel mondo del vino.

Come trascorre questi giorni?
Lavoro, mi muovo poco, ma ho continuato a lavorare dal mio studio a Faenza. Sono stati due mesi di lavoro molto intenso, diverso forse, ma molto stimolante.

Covid-19, come cambierà l'approccio al vino?
E chi lo sa! “L’uomo farebbe di tutto per non cambiare, anche cambiare!”, questa frase di Giacinto Rossetti è l’unica cosa che mi viene in mente. Se dovessi fare una scommessa però credo che scommetterei su un cambiamento del mercato che dividerà sempre di più le filiere: da una parte i vini commodity, sempre più buoni e convenienti, dall’altra l’artigianato alto. Su questo ho ragionato molto. Gli artigiani hanno davanti una sfida importante, devono diventare in fretta molto più bravi. Non è una provocazione, ma manca ancora, in Emilia-Romagna, una cura del dettaglio che un certo artigianato, e di conseguenza un certo mercato, richiede.

Si parla di futuro dunque.
Il futuro va preparato adesso, si costruisce anche nel disagio. Vedo in giro molta frustrazione e molte polemiche, penso invece che dovremmo alzare il livello del nostro vino e del nostro racconto. Per questo auguro buon lavoro al prossimo presidente del Consorzio Vini di Romagna, ha davanti una sfida difficile. Difficile e stimolante. Spero si chiuda una stagione di divisioni e che finalmente gli attori della filiera trovino la voglia di un racconto comune e ruoli chiari. È un augurio.

Alzare il livello del vino cosa significa? L’opinione mainstream è che siamo bravi e incompresi.
Possiamo essere molto più bravi, diciamolo in positivo. E se gli altri “non capiscono” qualche responsabilità ce l’abbiamo direi. Abbiamo strumenti nuovi, come le MGA, però li usiamo poco e male. Il racconto territoriale secondo me è il futuro del vino di qualità. È un racconto di diversità, non di ranghi. Per questo è una imperdibile opportunità.

Il consiglio di due vini in questi giorni di #iorestoacasa abbinati ad altrettanti piatti. Primo vino.
Resto in regione. Il primo vino è uno dei primi metodo classico della regione, la spergola Cà Besina 2016 di Casali Viticultori di Scandiano, un vino profondo e minerale, con un richiamo agli agrumi gialli che ne sottolinea la freschezza. Lo abbinerei il pesce dell’Adriatico: i tagliolini alle vongole pavarazze o le canocchie bollite.

Secondo vino.
Un rosso. Direi il sangiovese Corallo Rosso 2018 dei fratelli Cesare e Antonio Gallegati, prodotto sulle argille rosse faentine, un archetipo. Profumi di viola mammola e bocca agile e profonda. Tanta bevibilità e nessuna banalità. Lo abbinerei all’arrosto di agnello, tanto per restare in stagione.

Quale vino non deve mancare nella sua cantina.
Non sono un collezionista, però se proprio devo indicare un vino direi il trebbiano Fonte Canale di Tiberio. Un vino che mi ha stimolato molto, un bianco che ha portato un certo linguaggio artigiano ad un rango assoluto, per me segna un confine, c’è un prima e un dopo. Ne ho parlato recentemente anche con Cristiana Tiberio, una delle teste pensanti più raffinate e coinvolgenti del vino italiano.

Lei è anche un produttore.
Certo, i vini di Mutiliana. Però preferisco ne parlino gli altri, come per fortuna sta succedendo, soprattutto negli Usa, in Francia e nel Regno Unito. Sono vini che parlano di Romagna e di Appennino fuori dal nostro territorio, in Italia e nel mondo. Godono della spinta del lavoro fatto su Modigliana e testimoniano valori chiari e ambizione. La dimostrazione che senza un territorio alle spalle qualsiasi marchio è senza forza.

Il consiglio di un libro?
Noble Rot, di William Echikson, una storia recente di Bordeaux scritta come un romanzo. Un libro che fa riflettere su come avvengono certi processi nel mondo del vino e che racconta di come gli uomini abbiano sempre in mano il loro destino. Certo lì c’è qualche secolo di storia a disposizione…


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Perchè come diceva Baudelaire "bisogna diffidare degli astemi". Contatti: filfabbri@gmail.com
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