Ilaria Di Nunzio, #iorestoacasa e ti consiglio

Ilaria Di Nunzio è cresciuta con i nonni in una piccola cittadina sul mare abruzzese. Con loro ha avuto i primi approcci col mondo del vino, il suo primo “mentore” è stato nonno Camillo che le ha fatto conoscere i primi assaggi in una improvvisata cantina di casa. È stato l’inizio di una passione, divenuta poi lavoro con il diploma di Sommelier professionista Ais nel 2012. Dopo gli esami di abilitazione per servizio e degustazione, nel 2016 frequenta il Master Alma-Ais a Colorno, che la proietta nel 3 Stelle Michelin Uliassi a Senigallia. Il passo successivo è stato il diploma quale migliore sommelier del suo anno accademico, con una tesi su Romagna Sangiovese Superiore Doc. Responsabile della guida “Emilia Romagna da bere”, attualmente è docente nei corsi Ais e gestisce un ristorante a Marina di Ravenna.

Come trascorre questi giorni?
Diciamo che sto approfittando del tempo libero del lockdown per dedicarmi ad alcune mie passioni; normalmente infatti svolgo un lavoro faticoso che mi priva di molto tempo. Sono felice di poter stare in casa e dedicarmi agli studi di viticoltura e di musica. Tutti le mattine, poi, mi dedico alle pratiche di vinyasa yoga, che mi aiuta a sviluppare una buona concentrazione.

Il consiglio di due vini in questi giorni di #iorestoacasa abbinati ad altrettanti piatti. Il primo.
Una semplice ma casalinga fetta di pane tostata ed imburrata con uovo in camicia e filetti di acciughe di Cesenatico. In abbinamento un vino divertente sin dal nome, il Uait di Ca di Sopra. Scritto come si pronuncia la parola inglese, che vuol dire bianco, come il suo colore e come l’aggettivo del varietale impiegato, il Pinot Bianco appunto.

Secondo vino e piatto.
Un classico, per par condicio, della cucina abruzzese: pallotte cac’e ov (cacio e uova). Soffici polpette di cacio fritte e poi cotte in un sugo di pomodori pelati. In abbinamento il Baldovino, una delle versioni più autentiche e tradizionali di Cerasuolo d’Abruzzo Doc, è prodotto dall’azienda di Ari (CH) Tenuta I Fauri ed è ineguagliabile per rapporto qualità-prezzo.

Quale vino non deve mancare nella sua cantina.
Senza dubbio uno spumante metodo classico, se pas dosè o extra brut lo preferisco.

La più bella esperienza enologica che ha fatto?
Difficile sceglierne una, le cantine sono micro mondi dove spesso avvengono delle magie. Ricordo, ad esempio, la prima volta che vidi le colline del Monferrato, era autunno. Con la persona che poi è divenuta mio marito, abbiamo percorso uno sterrato verso un bricco in mezzo ai vigneti. In cima una dimora classica ottocentesca, ad attenderci in una piccola saletta, Dino dell’Azienda Olim Bauda. Stava ascoltando un disco con i successi di Patty Bravo, mai sottofondo migliore per parlare e bere la Barbera di Nizza, singolare e spudorata proprio come Nicoletta Strambelli.

Il consiglio di un libro?
Per coloro che vogliono avvicinarsi al vino, un grande classico Vino al Vino di Mario Soldati. Tra i romanzi Per Paula. Lettere dal Mondo di Isabel Allende.

Un programma tv.
Guardo poca televisione, ma ascolto molto la radio. Su Radio Capital, mia preferita, il sabato pomeriggio va in onda Black&White, condotto da Massimo Oldani e Luca de Gennaro e mixa le sonorità soul e funky a quelle rock, un match di suoni che mi rappresenta.


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Perchè come diceva Baudelaire "bisogna diffidare degli astemi". Contatti: filfabbri@gmail.com
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