Luca Manfredi, #iorestoacasa e ti consiglio

Delegato Ais di Bologna, Luca Manfredi nutre un amore spasmodico per il vino e più in generale per l’enogastronomia. Socio dell’associazione dal 1998, alla voce hobby, oltre al vino, risponde “cucina e musica”. Classe 1971, la sua professione lo vede impegnato nel commercio con la Cina. Lo abbiamo incontrato chiedendogli di raccontarci questi giorni di domicilio forzato con i consigli su vino, cucina e letture.

Come trascorre questi giorni?
In casa dedicandomi totalmente alla famiglia. Il lavoro, le riunioni in Ais per pianificare la ripartenza e gli approfondimenti continui su argomenti enogastronomici occupano buona parte della giornata. Per il tempo restante ho ripreso in mano un vecchio amore che mi accompagna da quando ho 6 anni: la chitarra.

Il consiglio di due vini in questi giorni di #iorestoacasa abbinati ad altrettanti piatti.
Per pasquetta ho abbinato a delle costine di agnello impanate e fritte un vino che adoro particolarmente: la Barbera d’Asti superiore, una Docg che regala sempre emozioni intense e lascia il suo ricordo a lungo. In particolare io e mia moglie ci siamo concessi l’Alfiera dei Marchesi Alfieri, anno 2015.

Secondo vino.
Come secondo vino rimango sui Colli Bolognesi, divertendoci con un’alionza metodo classico o ancestrale. Vino divertente, immediato, equilibrato, una chicca enologica solo nostra. Abbiamo diversi produttori del nostro Consorzio dei Colli Bolognesi che interpretano in modo sublime questo vitigno, poco diffuso e piacevole, tra i quali annovero Giorgio Erioli, Antonio Ognibene che lo vinificano in purezza e Federico Orsi che lo vinifica con metodo ancestrale in assemblaggio con il grechetto gentile.

Quale vino non deve mancare nella sua cantina?
La Barbera, vinificata in purezza, nelle declinazioni e nelle interpretazioni sia emiliane dei Colli Bolognesi che nelle interpretazioni piemontesi. L’emozioni procurate dal sorso di questo vino sono da provare. Il suo caratteristico impatto acido supportato da una buona struttura lasciano il segno.

La più bella esperienza enologica che ha vissuto?
Le esperienze enologiche sono tutte interessanti. Ricordo con piacere un’esperienza vissuta nel lontano 1986 di cui ho ancora chiaro il ricordo: una malvasia di Settimo San Pietro (a quei tempi abitavo a Cagliari), un bottiglione dimenticato insieme ad altri in una cantina in disuso da diversi anni. Fu per tutti un’esperienza incredibile: il vino era ancora integro, compatto e regale. Oggi, il giovanissimo figlio di chi ci ha ospitato ed ha condiviso il bottiglione, è diventato anche egli stesso produttore ed ha vinto l’anno scorso il festival della Malvasia di Settimo San Pietro, con il vino ottenuto dalla stessa vigna.

Il consiglio di un libro?
Rimanendo in tema enologico, ultimamente ho ripreso un classico per i wine-lover: Vino al Vino di Mario Soldati, I edizione 1969, che, in questo “viaggio di assaggio”, mi ha portato con la mente fuori dalle mura di casa. In particolare a pag. 26 dove cita “E’ Sicilia e mi pare di stare in Piemonte” davanti ad un calice di nebbiolo prodotto in Sicilia, mi ha fatto vivere momenti surreali di “somiglianza tra l’Etna ed il Monte Rosa, il mare e la pianura padana”.

Un programma tv?
Non guardo tv, o meglio, è monopolizzata da altri e lascio volentieri lo scettro del (tele)comando. Certo è che quando mi capita seguo programmi enogastronomici.


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Perchè come diceva Baudelaire "bisogna diffidare degli astemi". Contatti: filfabbri@gmail.com
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