Vendemmia 2019, quando il meno è più

Addio Emilia Romagna patria dello sfuso nel bottiglione. Da queste latitudini da anni l’asticella della qualità si è alzata parecchio, certificata da un mercato internazionale che ne apprezza sempre di più il prodotto imbottigliato, confermata dalle guide nazionali che ne certificano il salto in valore. Un trend che sarà confermato anche nell’annata enologica 2019, almeno dalle premesse della vendemmia.

Secondo i dati forniti dalla Regione Emilia-Romagna la quantità delle uve registra una flessione media tra il 20-25% (8 milioni i quintali raccolti), con punte che arrivano al -30% in Romagna per le uve rosse. Il dato non preoccupa più di tanto, un po’ perché arriva da un 2018 di eccessi, un po’ perché la qualità non perde colpi. “I nostri produttori hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni, e questa vendemmia va nella direzione di un profilo qualitativo per vini d’eccellenza”, ha detto l’assessore alle politiche agricole Simona Caselli nell’incontro di presentazione della vendemmia ospitato ai Poderi dal Nespoli a Civitella. Nell’organizzazione anche Enoteca regionale e le Ais di Emilia e Romagna.

Nel corso dell‘incontro l’assessore Caselli ha illustrato anche le strategie e le risorse della Regione a supporto della crescita del comparto. “A sostegno delle imprese attraverso i fondi europei dell’Ocm vino - ha rimarcato Caselli - stiamo mettendo in campo un consistente pacchetto di risorse finanziare che s’aggira mediamente sui 24-25 milioni di euro all’anno. Gli obiettivi: promuovere i nostri vini sui mercati esteri, in particolare quelli emergenti del sud-est asiatico e del Nord America, favorire la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, finanziare l’ammodernamento tecnologico e gli investimenti in cantina”.

“A questo risorse - ha concluso Caselli - si aggiungono i quasi gli 8 milioni di euro erogati con gli ultimi bandi del Programma regionale di sviluppo rurale per finanziare progetti di innovazione e promozione sul mercato interno. Stiamo lavorando molto per migliorare l’immagine dei nostri vini di qualità che non hanno nulla da invidiare ad altre produzioni più blasonate sotto il profilo della qualità. Senza dimenticare la nuova frontiera dell’enoturismo, una leva formidabile per una regione come la nostra capace di coniugare vocazione turistica con cibi e vini di eccellenza”.

Emilia-Romagna enoica per numeri
E che l’Emilia Romagna sia una delle regioni di punta del panorama enologico lo evidenziano alcuni numeri, presentati nello stesso incontro. La regione è quinta in Italia per superficie coltivata a vite, produce il 10% del vino in Italia. Sono 51.420 gli ettari dedicati, col Trebbiamo di Romagna a fare la voce più grossa (15.200 ettari), seguito da Sangiovese (6.645), Lambrusco Salamino (5.100), Lancellotta (4.480) e Pignoletto (2.410). Il territorio con il maggior numero di viti è il ravennate (16mila ettari), seguito da Modena e Reggio (entrambe con 8.500) e il forlivese (6.000). Interessante la crescita del biologico che registra un +8,8% per un totale di 4.652 ettari, con il forlivese a investire più di tutti in questa tipologia. Infine un dato curioso: le aziende vitivinicole in regione sono oltre 18mila.

Video
L’intervista a Simona Caselli realizzata da Riccardo Isola:


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Cin cin a tutti! E a proposito, buona lettura. Contatti: filfabbri@gmail.com
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