Spungone, esiste anche una via del vino

Esiste una via romagnola del vino lungo l’asse dello Spungone? A onor di Doc la risposta è no. A onor di territorio il responso diventa sì. Perché malgrado non ci sia nessuna zonizzazione certificata da un disciplinare, l’area dello Spungone è una particolare roccia arenaria calcarea che influenza la geologia del territorio, habitat di una produzione vitivinicola collinare unica nel suo genere. Qui 3 milioni di anni fa arrivava il mare e infatti ancora oggi nelle rocce possiamo trovare i segni di quell’origine marina che interessa Bertinoro, Meldola, Predappio e Castrocaro.

“I vini nell’area dello Spungone sono caratterizzati da una forte sapidità ed eleganza”, ha detto Vitaliano Marchi di Ais Romagna in una degustazione guidata sui vini dello Spungone tenutasi a Bertinoro nella Riserva Storica. Un percorso avvincente e interessante che ha toccato le diverse sfumature enologiche dello Spungone, nei suoi due must autoctoni: Albana e Sangiovese.

L’inizio infatti è stato con l’Albana, prima Docg di un vino bianco in Italia, in piena rinascita. “Per anni è stato considerato il vino passito della tradizione, le cose negli ultimi anni sono cambiate – ancora Viataliano – Bertinoro è la zona più vocata all’Albana, e qui lo Spungone gioca un ruolo determinante. Se nel faentino è il carattere floreale a caratterizzare l’elemento olfattivo, a Bertinoro è l’aspetto di frutto ed eleganza”.

Siamo partiti con i Croppi 2018 di Celli di Bertinoro, una delle cantine che da sempre ha creduto nell’Albana di Romagna. L’impatto olfattivo del vino è stato di eleganza, all’assaggio spicca l’elemento fruttato, con sentori di albicocca matura e lievi note di erbe officinali. È un vino che colpisce per la freschezza, adatto a piatti di pesce ma anche carni bianche.

La seconda Albana è stata Neblina 2018 di Giovanna Madonia, sempre a Bertinoro. È un vino che viaggia sull’equilibrio tra la salinità e la polposità del frutto (albicocca e susina), miscelato a una certa florealità. Il gusto è morbido.

Diversa la terza proposta di Albana: In Terra 2017 di Tenuta la Viola, ancora a Bertinoro. La particolarità sta nella vinificazione in anfora georgiana, parte di un progetto partito alcuni anni fa in Romagna che ha interessato diverse cantine. Al naso il vino si presenta con una impronta di erba aromatica, fruttato e poco floreale. Al gusto è deciso, strutturato, meno elegante, con una impronta di sapidità sul filone dei vini naturali.

La degustazione si è poi inerpicata lungo i pendii del Sangiovese dello Spungone. L’inizio è stato con Rondò, Sangiovese Superiore di Tenuta de’ Stefenelli di Fratta, cantina dalla storia piuttosto recente che ha bruciato parecchie tappe tanto da conquistare la doppia eccellenza nella guida Ais “Emilia Romagna da Bere e da Mangiare”. Rondò 2018 è un vino bello e disponibile al naso, senza sfumature. Al palato è di facile beva, con un buon equilibrio tannico.

Seconda tappa a Predappio con il Sangiovese di Romagna 2017 di Noelia Ricci. Come buona parte dei Sangiovese di quel territorio è la nota minerale a caratterizzarlo. In bocca è avvolgente, i tannini sono maturi e scorrevoli.

Chiusura con il Sangiovese Riserva 2015 Vigna dei Dottori di Fiorentini a Castrocaro. È un Riserva importante, come quelli d’un tempo, aggressivo nel gusto, un vino strutturato dal sapore deciso, adatto a carni importanti.

Qui l’intervista video a Vitaliano Marchi realizzata da Riccardo Isola:


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Cin cin a tutti! E a proposito, buona lettura. Contatti: filfabbri@gmail.com
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