La convivialità ai piani alti

Pensare alla tavola come convivialità ci aveva pensato più di un secolo fa un certo Pellegrino Artusi. Non sapeva cucinare, altri lo facevano per lui, di “bello e di buono” però se ne intendeva. Non stupisca che sia un altro di Forlimpopoli, a proporre la cucina come momento di condivisione. Non è una idea originale, verrebbe da dire.

E invece una novità c'è, e sta nella location: non una trattoria come si conviene nello spirito e neppure in uno dei tanti eventi pubblici fatto di tavolate che popolano lo sciame del gusto. Silver Succi lo ha fatto nel “suo” locale, quello che solca il cielo di Rimini, ergendosi sino al Quartopiano. Il cliché in posti di quel livello è un format consolidato quanto la trama di un giallo: si prenota, si va nel locale, si riserva un tavolo, si trascorre la serata con il proprio commensale. Punto e basta. Al Quartopiano fino al “punto” due è successo così, la trama poi ha preso una strada inaspettata. Il tavolo non era per due bensì condiviso con altri commensali mai visti prima. Degli sconosciuti, con i quali si è conversato piacevolmente sino a scoprire strane affinità di temi (giornalismo, calcio, lavoro…), oltre ovviamente di gusti.

Questo è successo nell’anteprima della Premiere autunnale, novità del decennale del locale, che ogni tre mesi ha deciso di cambiare la carta. Una scelta dettata dalle stagioni, dai sapori e dalle atmosfere del momento, che richiede un notevole sforzo in cucina. È un mettersi in gioco con costanza, che porta alla ricerca di sapori e abbinamenti come non ti aspetteresti.

Si diceva del format. L’aperitivo di benvenuto è avvenuto in piedi, giusto per rompere il ghiaccio con varie proposte di stuzzichini, dove primeggiava un granchietto di cui ho ancora il gradevole sapore in bocca. Il vino di accompagno è una piacevole bollicina di Tenuta Colombarda che dà freschezza all’ouverture. Sempre di benvenuto, al tavolo viene servito un risotto al brodo vegetale di alghe con moscardini, sogliole e spuma di cozze: l’equilibrio del piatto fa invidia a un trapezista del circo Orfei.

Dunque, l’inizio è dei migliori. Anche se il bello deve ancora venire. Perché Silver Succi e il maitre Fabrizio Timpanaro riservano una seconda grande sorpresa: le isole. Sono 4 al centro del ristorante, ognuna presidiata da uno chef che propone un piatto realizzato in diretta. Troviamo così un raviolone di ricotta e funghi con crostacei crudi e porcini arrostiti (delizioso); carpaccio di dentice con chiffonade di pinzimonio, caviale e finger lime (non amo il carpaccio, quindi il giudizio è sospeso); mazzancolla scottata con carciofo in versione crema, fritto e crudo (rischio di esagerare con gli aggettivi positivi); bocconcini di coniglio scottati con foglia di verza e salsa finanziera (mi dispiace vegani, ma vi perdete qualcosa).

Ci si serve dove si vuole, l’esecuzione è accompagnata dal racconto. Nel frattempo il personale di sala porta in tavola altre tre prelibatezze dalla cucina: costine di maiale con tortino di cipolla, erbette di campo e salsa barbecue; bocconcino di rombo poché, zucca e calamaro croccante; polpetta di legumi e maionese di soia alle erbette.

Il finale non poteva che essere in crescendo rossiniano con uno strepitoso dolce alla nocciola, accompagnato da pasticceria mignon.

Ah dimenticavo un dettaglio non da poco: la scelta dei vini. Ci si affida al sommelier Fabrizio Timpanaro, che ha proposto un Verdicchio e un Sangiovese superiore di Fattoria Zerbina. Anche qui la scelta è stata azzeccata.

Il finale è il conto, 60 euro, i megliori spesi negli ultimi anni.


Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Cin cin a tutti! E a proposito, buona lettura. Contatti: filfabbri@gmail.com
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