Museo del gelato

Via Emilia,45 - Anzola dell’Emilia (BO)

Tel.: 051-6505306 - E-mail: info@fondazionecarpigiani.it
http://www.gelatomuseum.com
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Origine ed evoluzione di uno dei prodotti cult della tradizione alimentare italiana ripercorsi nello spazio allestito dalla Carpigiani di Anzola Emilia (BO)

Un viaggio nel tempo tra curiosità e nuove ricette
Uno dei prodotti del made in Italy più conosciuti ed apprezzati al mondo, il gelato artigianale, affonda alcune delle sue radici storiche proprio in Emilia-Romagna e, più precisamente, ad Anzola Emilia (BO), a 10 chilometri dal capoluogo regionale. Lo scopriamo visitando il Gelato Museum Carpigiani, allestito dall’azienda leader mondiale nella produzione di macchine per il gelato artigianale per valorizzare la cultura e le radici storiche di questo alimento fresco di alta qualità. Il gelato artigianale è, infatti, uno dei prodotti che più rappresentano l’eccellenza e la creatività del nostro Paese. Solo in Emilia- Romagna ci sono oltre 8.000 imprese artigianali che operano nel settore e la regione è al terzo posto in Italia per consumi pro capite. Non poteva quindi mancare un luogo dove celebrare questo prodotto cult della tradizione alimentare del Belpaese e che oggi, grazie all’impegno della Carpigiani e della Fondazione Bruto e Poerio Carpigiani, trova “casa” nell’apposito museo allestito dall’azienda di Anzola Emilia e che ha tra le sue missioni quella di diffondere nel mondo la cultura del gelato artigianale e la sua lunga e illustre tradizione culinaria.

Un’autentica miniera di informazioni
Il museo si trova all’interno dello storico stabilimento Carpigiani e copre un’area di oltre mille metri quadrati che, pur conservando il carattere industriale, è stata riconvertita in una moderna struttura con percorsi interattivi e spazi per laboratori e attività culturali. A fianco del museo si trovano le aule della Carpigiani Gelato University, fondata nel 2003 per formare operatori qualificati nel settore della gelateria e pasticceria artigianale: università che conta più di 6.000 iscritti all’anno provenienti da tutto il mondo. Il Gelato Museum Carpigiani è una vera miniera di informazioni e curiosità. Chi avrebbe mai pensato che in Mesopotania, 12.000 anni prima di Cristo, la neve e il ghiaccio venissero trasportati per chilometri a piedi ed utilizzati per raffreddare le bevande consumate durante i banchetti reali e le cerimonie religiose? E chi mai avrebbe immaginato che nel Medio Evo venivano realizzati i Shrb, sorbetti di zucchero aromatizzati con fiori e piante, progenitori dell’attuale leccornia? Il percorso museale è interattivo e si sviluppa su 3 livelli di lettura: l’evoluzione del gelato nel tempo, la storia della tecnologia produttiva, i luoghi e i modi del consumo del gelato. Girando tra le sale scopriamo che è in epoca rinascimentale che viene inventato il gelato di crema all’uovo, la cui ricetta viene attribuita all’architetto Bernardo Buontalenti. È invece nel Seicento, a Parigi, grazie al siciliano Francesco Procopio Cutò, che per la prima volta il sorbetto viene venduto per strada e diventa un prodotto alla portata di tutti, popolare. Ma bisognerà aspettare l’inizio del Novecento per assaporare il gelato nel classico cono di cialda, simbolo del gelato da passeggio. All’inizio del secolo scorso viene rivoluzionato il modo di produrre gelato artigianale: con l’avvento dell’energia elettrica, infatti, compaiono le prime sorbettiere a motore e viene pubblicato il primo trattato di gelateria artigianale dal bolognese Enrico Giuseppe Grifoni. La storia “bolognese” del gelato non finisce qui: Otello Cattabriga, geniale costruttore bolognese, ideò nel 1927 una macchina automatica per gelati: la “moto gelatiera” che stacca e spalma il gelato proprio come un artigiano gelatiere. Dieci anni dopo, Bruto Carpigiani, famoso ingegnere bolognese dell’epoca, inventò la sua gelatiera, più igienica ed efficiente rispetto a quelle allora esistenti. Il prototipo venne alla luce poco prima della morte di Bruto e nel 1946 il fratello Poerio fondò la “Carpigiani Bruto”. In mostra nel museo anche ricettari e trattati di gastronomia, tra cui ovviamente non poteva mancare “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” di Pellegrino Artusi, il qual dedica ben 23 ricette a questo gustoso prodotto e nel 1800 scrive: «Il gelato, oltre ad appagare il gusto, avendo la proprietà di richiamare calore allo stomaco, aiuta la digestione».

Come cambiano i gusti
La visita al museo ci conduce infine ai nostri giorni, tra nuovi modi di consumo e macchine sempre più moderne, come quelle per fare il gelato “espresso”, un gelato soffice e facile da dispensare. I gusti dei consumatori evolvono e di pari passo i gelatieri inventano nuovi prelibati abbinamenti e sapori, adattando il gelato alle mode del momento. Oggi le frontiere del gelato si innalzano e le ricette combinano tradizione e innovazione, esaltando i migliori ingredienti e le più inaspettate combinazioni di sapori tra cui i gelati salati, detti anche gelati gastronomici. E allora ecco il gelato al Parmigiano-Reggiano, al gorgonzola e noci e quello con gocce di Aceto balsamico tradizionale Dop. Il museo propone inoltre una serie di attività, tra cui laboratori in cui anche i più piccoli possono imparare a fare il gelato e altri spazi per riprodurre ricette storiche da confrontare con il gusto del gelato contemporaneo. Per concludere la visita in bellezza, non può mancare una degustazione nell’adiacente laboratorio-gelateria.

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