Enoteca regionale Emilia-Romagna

P.zza Rocca Sforzesca - 40060 Dozza (BO)

Tel.: 0542-678089 - E-mail: info@enotecaemiliaromagna.it
http://www.enotecaemiliaromagna.it
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All’interno della Rocca Sforzesca di Dozza Imolese, al confine fra Emilia e Romagna, è custodito un patrimonio rappresentato da oltre 800 etichette, provenienti da più di 200 produttori associati.

Enoteca di Dozza: il vino, il profumo e la sua storia
Posta in un luogo simbolo del territorio, l’Enoteca Ragionale - nata nel 1970 - guida il visitatore alla scoperta dei vini regionali, tra le dolci colline e i suggestivi sotteranei del castello. E' questo un luogo consacrato a rappresentare e a promuovere una delle produzioni più caratteristiche dell’Emilia-Romagna: il vino. L’Enoteca regionale sorge nella Rocca Sforzesca di Dozza Imolese, che dal XIII secolo domina la vallata del Santerno. Siamo tra l’Emilia e la Romagna, sulle colline che idealmente uniscono due mondi così diversi per costumi e alimentazione. La prima Enoteca regionale è nata qui nel 1970. Successivamente, nella seconda metà degli anni ’70, l’Enoteca è stata riconosciuta, attraverso una legge regionale, quale unico ente dedicato alla promozione e valorizzazione dei vini dell’Emilia-Romagna. Ciò che rende così interessante questo luogo anche per il turista enogastronomo è la mostra permanente di vini emiliano-romagnoli: la più completa presente in regione, con oltre 800 etichette di vini prodotti da più di 200 produttori associati. La varietà del territorio, unita alle moderne tecniche vitivinicole, garantisce la produzione di una gamma di vini molto ampia e di grande qualità. La mostra si sviluppa negli antichi locali della Rocca, in quelli che un tempo erano i sotterranei del castello. Le opportunità offerte ai visitatori sono molteplici: si va dalla visita con sommelier al seguito fino a veri e propri corsi di formazione. La domenica, inoltre, è aperto un wine bar dove vengono organizzati banchi di assaggio, anche tematizzati, sulle tipologie di vino, sempre accompagnati da abbinamenti con prodotti locali. Il percorso dell’esposizione è organizzato come un “pranzo all’italiana”: antipasto, primo, secondo e dolce. La prima tappa è rappresentata dai bianchi spumante metodo classico e charmant e dai bianchi frizzanti non spumantizzati: Pignoletto dei Colli bolognesi, Malvasia di Parma e Ortrugo piacentino, solo per citarne alcuni.

Un percorso inebriante
Tra i bianchi fermi si passa dai più leggeri a quelli più strutturati: tra cui l’Albana di Romagna Docg, la cui area di produzione comprende anche Dozza. L’Albana è il primo vino bianco italiano ad aver ricevuto il prestigioso riconoscimento della Docg (Denominazione di origine controllata e garantita) nel 1987 e costituisce un vanto per la Romagna anche perché è di esclusiva produzione regionale. Viene prodotto nelle versioni secco, amabile, dolce e passito, il colore è paglierino dorato, ha profumi floreali e fruttati e buona struttura, si accosta bene ai piatti di pesce, ai frutti di mare e ai garganelli al ragù - piatto tipico della zona. Tra i vini bianchi troviamo ancora il Trebbiano, la Rebola delle colline di Rimini, il Pagadebit - altro vino romagnolo autoctono - e i vitigni internazionali, come il Sauvignon e il Chardonnet. Dalla prima sala della mostra si accede ai locali più bassi dei sotterranei, un tempo percorribili anche a cavallo. Qui troviamo un’antica imbottigliatrice a bilancino, una macchina per tappare le bottiglie e una gerla in legno per caricare a spalla l’uva. La temperatura dei sotterranei è pressoché costante tutto l’anno a 16 gradi, grazie ai muri di pietra larghi oltre due metri. I primi rossi che si incontrano sul percorso sono i frizzanti, di cui l’Emilia-Romagna è la maggiore esportatrice al mondo. Tra questi spiccano i Lambruschi, il Gutturnio e il Barbera. Di Lambruschi esistono quattro tipologie Doc: il Lambrusco reggiano, il Grasparossa, il Sorbara e il Salamino di Santa Croce. Negli ultimi anni si sono compiuti importanti progressi dal punto di vista della qualità e oggi il Lambrusco è tra i vini più conosciuti e apprezzati nel mondo. Tra i rossi fermi regionali la fa da padrone il Sangiovese di Romagna Doc,ottenuto dall’omonimo vitigno, che si distingue in numerosi cloni e che in altre regioni concorre alla produzione di famosi vini, come il Chianti e il Brunello di Montalcino. Nella mostra non mancano vini di uve recuperate e che oggi fanno parte del catalogo dell'agrobiodiversità regionale. Ne sono un esempio il Burson e il Centesimino. Nell’itinerario della mostra non manca uno sguardo agli aceti Balsamici e, in particolare, i due grandi aceti Dop regionali: l’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia e quello di Modena. Per concludere i liquori, tra cui i più noti: il sassolino, il prugnolino, il nocino e le tante grappe. Una visita alla mostra non può prescindere da quella al castello, gestito dalla Fondazione Dozza Città d’Arte. Particolarmente interessanti sono le cucine, molto ampie, che conservano ancora i fuochi e gli utensili utilizzati in epoca rinascimentale, quando il cardinale Lorenzo Campeggi ne fece sua personale dimora. In estate, nel cortile interno della Rocca, si svolgono ogni anno manifestazioni a tema,come le “Sere d’estate fresche di vino” con degustazioni, spettacoli teatrali e musicali. Sempre a Dozza si tengono a maggio la “Festa del Vino”, a novembre la “Festa dell’Albana”e, con cadenza biennale, a settembre la rassegna del “Muro dipinto”: per tre giorni pittori da tutto il mondo giungono qui per confrontarsi nell’arte dei murales.

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