Albana e panettone, perchè no?

Con la sovraesposizione enogastronomica cui siamo sottoposti quotidianamente, risulta assai difficile non pensare all’abbinamento di un vino con un cibo. In ogni trasmissione tv oramai è difficile non assistere allo spettacolo dello show cooking. Un format dove uno chef che non sa come passare il tempo, si esibisce seguito a ruota da un’interrogazione semiparlamentare rivolta dal conduttore di turno, a un sommelier su come abbinare il piatto, prodotto il giorno prima, ma riproposto in versione “abbellita e montata” per l’occasione. Questo induce anche i più recalcitranti a misurarsi con la teoria dell’abbinamento cibo vino.

Bisogna pur passare il tempo, si deve pur sopravvivere, diceva un amico carissimo quando gli si faceva notare che a furia di abbinare vini e cibi, stava fondendo il beccuccio dell’alcol test e trasformando il proprio ventre in un otre. Charles Darwin sosteneva che non è la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente, ma quella più pronta al cambiamento. E in fatto di cambiamenti, non è campato in aria ipotizzare di sopravvivere rinunciando a qualcuno dei classici abbinamenti di territorio o di tradizione. Ad esempio, un classico natalizio, da secoli incernierato sull’asse Panettone, Pandoro con il Moscato d’Asti, può essere momentaneamente accantonato seppure trattasi di accoppiata vincente. La notevole disponibilità di entrambi i prodotti fa sì che nessuno, o pochissimi, siano perciò interessati a cercare o provare alternative. Eppure queste non mancano, nemmeno nell’esigua proposta romagnola, più intenta a produrre bianchi fermi e rossi di carattere per valorizzare la ricca cucina nostrana.

Vale dunque la pena di sottoporre, al severo esame del bevitore romagnolo, l’abbinamento di un panettone con un Albana Spumante. Essa si deve produrre partendo da rese non superiori ai 90 quintali per ettaro, appassendo in piccola percentuale le uve prima di procedere alla vinificazione.


Le aziende che producono un Albana Spumante doc si contano sulle dita di una mano. Capostipite, paradigma, vessillo o portabandiera che dir si voglia, per questa tipologia è la bertinorese Celli. Bertinoro è una delle zone storiche, nella quale l’albana si esprime ad altissimi livelli da tempo. Talandina, questo è il nome del vino, viene prodotta in poche migliaia di esemplari e venduta a un prezzo irrisorio, meno di 10 euro. E’ una delle ragioni per cui le bottiglie si volatilizzano con la stessa velocità della tredicesima.

Talandina ha all’incirca un’ottantina di grammi residuali di zucchero, per cui si può finalmente spendere il termine “giustamente dolce”, una decisa freschezza ed un finale che disincaglia dal cavo orale la pasta a doppia lievitazione del panettone, con una naturalezza disarmante. Con un bonus olfattivo non da poco, infatti profuma di albicocche candite.

TALANDINA ALBANA SPUMANTE
m
eno di 10 EURO
Celli Vini - Viale Carducci, 5 - Bertinoro
www.celli-vini.com


Giovanni Solaroli
Giornalista, degustatore ufficiale, docente AIS, per anni è stato il referente per la Romagna della Guida Ais nazionale Vitae. E' co-autore del primo e unico libro interamente dedicato all’Albana di Romagna.
giovannisolaroli@gmail.com

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