La lezione di da Silva sul cibo

Non è stato un incontro come gli altri quello con Josè Graziano da Silva, Direttore della Fao, a Casa Artusi. In Romagna è venuto per ritirare il Premio Artusi per il suo operato in relazione al rapporto cibo-uomo (suo è il progetto “Fame Zero” in Brasile). Ma se uno pensa a un pomeriggio-passerella, un po’ per sfoggio, un po’ per dovere si è sbagliato di grosso. Perché a Forlimpopoli è andata in scena una lezione sulle risorse, sul mondo, sulla guerra, sulle contraddizioni sociali. Tutto in relazione al cibo.

Partiamo dalla questione “fame nel mondo”. “Il tema oggi non è una maggior produzione ma l’accesso alle risorse alimentari. Perché se si eliminasse lo spreco di cibo nei paesi sviluppati, questo basterebbe a sradicare il problema nel pianeta”.

Poi le guerre. “Degli 821 milioni di persone che oggi soffrono la fame, il 60 per cento vive in paesi in conflitto, per lo più in Africa e in Medio Oriente, dove bombardamenti e mancanza di acqua impediscono di coltivare, e anche di fare arrivare gli alimenti. Primo obiettivo, allora, deve essere la pace: senza, non può esserci sviluppo”.

E cosa dire delle contraddizioni della nostra società opulenta. “Secondo l’ultimo rapporto della Fao l’obesità ed il sovrappeso hanno colpito 672 milioni di persone. Tale cifra include persone di diversi contesti: uomini e donne, ricchi e poveri, giovani ed anziani. Tanto nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. Se non verranno attuate delle politiche adeguate ben presto il numero di persone obese supererà il numero di persone che soffrono la fame nel mondo. In particolar modo nei paesi in via di sviluppo tale panorama è provocato dalla loro dipendenza all’importazione di prodotti alimentari, spesso lavorati, e cibi non salutari, derivanti dai principali prodotti di base”.

Una soluzione a tutto ciò è “investire nei prodotti locali e riportare la diversificazione nuovamente sulle nostre tavole: questa è una delle maggiori sfide che dobbiamo affrontare oggi. Questo è inoltre correlato all’utilizzo di un approccio territoriale che permetta di rafforzare i contatti tra i piccoli centri urbani e le zone rurali vicine. Questo approccio a livello locale sembra essere anche una reale soluzione per un mondo in cui l’obesità è divenuta una vera pandemia. Quanto più concentreremo i nostri regimi alimentari sull’utilizzo di alimenti freschi e prodotti localmente tanto più riusciamo a costruire una generazione libera dall’obesità e dal sovrappeso”.

Ecco, uno torna a casa da un incontro come questo, e si chiede in che razza di mondo viviamo. Poi pensa anche che qualcosa nel nostro piccolo è possibile fare. Da Silva ce l’ha spiegato non solo a parole ma con il suo operato.

Filippo Fabbri
Calciatore mancato, giornalista per passione. Una stella polare di riferimento, il motto del grande Gianni Brera: “Prima di scrivere un articolo bevi un bicchier di vino”. Cin cin a tutti! E a proposito, buona lettura. Contatti: filfabbri@gmail.com
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